Gli incontri di approfondimento – parte 3

Famiglia, chiesa domestica – piccola chiesa
don Santino Corsi. 15 novembre 2001

Per parlare della famiglia, bisogna prima parlare dell’Eucaristia, altrimenti si perde la prospettiva fondamentale della vita famigliare che è una costruzione che Dio fa e non che noi facciamo.
Preciso subito la prospettiva nella quale io mi pongo questa sera che è quella del titolo: famiglia prima cellula ecclesiale.
Perché si può considerare la famiglia anche come una cellula sociale, cioè il primo nucleo fondamentale della costruzione della vita sociale. La associazione famiglia-scuola-società mette in relazione la famiglia,la scuola e la società: non ha niente di ecclesiale, è fatta e sostenuta da cattolici ma la relazione a cui normalmente si pensa è la relazione tra la famiglia, la società e quella realtà intermedia che è la scuola.
Questa prospettiva è una prospettiva limitata, questo è il motivo per cui in realtà bisogna porsi in una prospettiva del rapporto tra Chiesa e famiglia, considerando la famiglia a partire dal Sacramento del Matrimonio: vuol dire che il Signore nel Sacramento entra in mezzo a questo rapporto e compie un’operazione che non si perde con il tempo perché il Signore è lo stesso ieri, oggi e sempre. Mentre se consideriamo la famiglia nel rapporto con la società, l’evolversi della società cambia le relazioni con la famiglia, perché la famiglia, diventando una cellula della società, se si disgrega la società di conseguenza si disgrega anche la famiglia.
Quindi è chiaro che la frantumazione famigliare è funzionale a un tipo società nella quale l’economia, e in modo particolare l’economia di mercato, abbia il primato. Siccome noi viviamo in una società che sempre più si va evolvendo come una società determinata da rapporti economici e rapporti finanziari ne consegue che quando la famiglia è posta in stretto rapporto, anzi è posta in unico rapporto con la società, per così dire frana all’interno dello stesso franare della società alla quale è collegata.
Tutto questo è semplicemente una premessa per spiegare perché invece bisogna partire da quella presenza che non viene meno, cioè la presenza di Cristo Risorto: Colui che dà lo Spirito Santo e consente di edificare dei rapporti non fragili perché sono fondati su un fondamento che non viene meno.
Gesù ha detto a Pietro ”Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli Inferi non prevarranno contro di essa”. Bene questo è il motivo per cui bisogna che noi nelle nostre comunità cristiane torniamo a considerare la famiglia a partire non dalla società ma dal Sacramento del matrimonio.
Quando uno si sposa in Chiesa, in quel momento il Signore Gesù, il Signore Risorto entra all’interno di questo rapporto e quindi diventa colui che prende in mano, sostiene, garantisce con una continua effusione dello Spirito Santo quello che umanamente altrimenti non sarebbe garantito.
Per questo nella prospettiva teologica e del Sacramento, occorre che ci rendiamo conto che c’è un rapporto di comunione col Cristo a partire dal quale continua ad effondersi all’interno dei rapporti umani il dono dello Spirito Santo che fa nascere una cosa nuova.
Le comunità cristiane, se vivono profondamente il rapporto con Cristo a partire dal giorno del Signore e dall’Eucaristia, possano ritrovare un nuovo slancio di vita comunitaria a partire dalla prima cellula che è la famiglia, considerata però come cellula ecclesiale e non come cellula sociale. Quindi il rapporto diventa famiglia/Chiesa/Gesù Cristo e questo rapporto non viene meno perché il Cristo continua ad effondere sempre sui credenti il dono dello Spirito Santo. Noi non possiamo non vedere che la nostra società porta i segni di una forte decadenza a livello famigliare: paura di mettere al mondo i figli, paura di tenere rapporti generazionali, paura di tenere le persone anziane, un decomporsi del tessuto anche umano a livello familiare. Questa realtà è vecchia perché è una società segnata da un egoismo individuale molto forte: anche questa può essere fatta nuova perché dove l’azione dello Spirito Santo interviene, tutto diventa nuovo; così dice Gesù nell’Apocalisse: ”Ecco io faccio nuove tutte le cose” e san Paolo ricorda che il Cristo è una Creazione nuova.
Se impostiamo correttamente il rapporto tra la vita famigliare e la Chiesa in quel dono continuo che, a partire dall’Eucaristia, Cristo effonde continuamente nell’intimo dei cuori, rinnovandoli, allora può cominciare la costruzione di una vita famigliare diversa.
Vuol dire che chi la costruisce in questo caso è il Cristo non noi; i genitori diventa-no ministri di Cristo all’interno della vita famigliare, in maniera analoga a quello che è il ministro nella chiesa; cioè strumenti della Grazia perché si edifichi un’unità articolata nelle diverse età, nei diversi rapporti, unificata da una sapienza che discende dall’alto.
San Giacomo, nella sua lettera, parla dell’importanza della lingua: dice che esiste una sapienza diabolica e una sapienza che viene dall’alto e quindi possiamo dire delle sciocchezze e possiamo dire delle cose importanti. ”Chi è saggio e accorto tra voi mostri con la buona condotta la mitezza, ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa non vantatevi e non mentite contro la verità, non è questa la sapienza che viene dall’alto, è terrena,carnale, diabolica perché dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni, la sapienza invece che viene dall’alto è anzitutto pura, poi pacifica,mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti senza parzialità,senza ipocrisia”.
I rapporti all’interno della vita famigliare possono essere tali che ciascuno cerca di prevalere sull’altro o, tra più famiglie, una che cerca di essere avvantaggiata nei confronti dell’altra. Questa è sempre stata una delle caratteristiche delle famiglie benestanti. Le città con le torri sono città nelle quali le famiglie dovevano costruire una torre per dimostrare di essere più in alto delle altre famiglie: la torre più alta apparteneva alla famiglia più importante.
Questo spirito di contesa può essere alle volte tra le famiglie e a volte all’interno della stessa famiglia. Noi abbiamo oggi una conflittualità interna alla famiglia, una conflittualità generazionale che è un tipo di conflittualità è superato soltanto perché il Cristo dà una sapienza che discende dall’alto. Faccio riferimento anche ad affermazioni correnti oggi sul rapporto tra uomo e donna, sulla sessualità; una convinzione dominante è il pensiero freudiano che usa la sessualità come quadro interpretativo di tutta la vita al punto che gli stessi desideri alti e sublimi sono solo delle sublimazioni di quello che in realtà è in fondo l’istinto sessuale. In realtà San Giacomo insegna che questa sapienza che sale dal basso è una sapienza conflittuale e polemica, è tutto meno che unificante; può essere funzionale al mercato perché della gente che litiga deve andare a comprare sicuramente più cose della gente che va d’accordo, ma certo non è funzionale alla edificazione del corpo di Cristo.
Il Signore invece donando il suo Spirito e continuando ad effondere lo Spirito nelle persone che rimangono in comunione con lui edifica una cosa nuova.
Che cosa edifica il Signore? Chiarita la premessa che non i genitori edificano la famiglia ma Cristo edifica la famiglia perché Cristo edifica la Chiesa, noi siamo le pietre viventi che egli pone una accanto all’altra lasciandoci nelle nostre differenze e unendoci nella carità.
La carità è il grande cemento della vita ecclesiale, è il grande cemento divino che unifica persone diverse senza appiattirle e mettendole l’una accanto all’altra e l’una a servizio dell’altra. Questa operazione non riusciamo a farla noi perché l’unità umana è una unità che appiattisce, è sempre molto violenta perché ciascuno tende a far diventare l’altro simile a sé; questo tentativo di creare unità cercando che gli altri siano uguali a noi non funziona:
L’unità vera è quella che il Signore compie mettendo in unità membra diverse ma mosse dallo stesso Spirito: Cristo è capo della chiesa, noi siamo sue membra che non sono uguali l’una all’altra: l’occhio non è il piede, il piede non è la mano, la mano non è il naso ma tutte queste membra sono inserite nel corpo e diventano una cosa sola.
Che cosa fa il Signore nell’Eucaristia? Il Signore fa di noi un solo corpo, e siccome tutti noi abbiamo partecipato a un solo calice ed abbiamo partecipato ad un solo pane, il Signore fa di noi un solo corpo, membra vive del corpo di Cristo. Egli è il capo, noi il suo corpo ed ognuno è un membro particolare, un membro vivo perché possiede la fonte della vita che è la carità. Dice San Giovanni che se uno non ama il fratello è ancora nella morte, cioè non vive; vive umanamente ma non vive come membro della chiesa; vive come un corpo staccato, in realtà è morto, sembra che viva ma poiché vive per se stesso in realtà non vive la vita divina: quella vita che comincia con la fede, prosegue con la speranza e culmina nella carità. Cristo compie questa operazione di unificarci dandoci la sua carità. E la compie edificando la Chiesa. E di chi si serve? Cristo agisce direttamente noi o si serve di mediazione? Per esempio, nella celebrazione eucaristica Cristo viene in noi servendosi del ministro dell’Eucaristia. Ciò significa che il sacerdote è ministro di Cristo, cioè Cristo giunge alle persone che partecipano alla celebrazione attraverso il suo ministero.
Questo avviene anche nella vita famigliare: la Grazia che discende nella vita famigliare passa dagli sposi, che non sono ministri della celebrazione del rito, ma bensì ministri della vita famigliare, nel momento del rito sono investiti della Grazia del Sacramento perché diventino nella vita famigliare gli strumenti della Grazia di Dio. Quindi sono ministri della vita famigliare perché la vita famigliare diventi unificata, armonica, esattamente diventi una piccola cellula della chiesa.
La Grazia di Dio, la Grazia dello Spirito Santo raccoglie nell’unita realtà diverse e disperse, mentre nella mente e nel cuore dell’uomo c’è una forza di dispersione e ciascu-no tende a fare ciò che sembra bene ai suoi occhi. Il Signore Gesù, mettendo nel nostro cuore e nella nostra mente il suo Spirito, ci spinge a fare ciò che è giusto ai suoi occhi.
Nella vita famigliare i genitori diverranno ministri della Grazia di Dio a partire dal Sacramento del matrimonio all’interno della vita famigliare, perché le persone che vengono loro affidate possono essere raccolte nell’unita della carità di Cristo. La carità di Cristo passa infatti attraverso i nostri gesti, le nostre parole, i servizi della vita quotidiana.
La carità non è fatta di gesti eccezionali, essa è fatta di attenzioni. Si veda il capitolo 13 della prima lettera ai Corinzi dove si legge che la carità è fatta di piccole cose che manifestano lo Spirito che c’è nel cuore. Il modo di dire, il modo di parlare, i consigli che si dicono, le parole dette al momento opportuno, il fatto che tu sai perdonare, il fatto che il male te lo dimentichi,… la carità passa attraverso la concretezza delle piccole cose quotidiane ed in questa piccola attenzione quotidiana non si vive più per se stessi ma per gli altri. Questa carità si incarna nel tessuto famigliare all’interno di rapporti diversissimi, perché la vita famigliare unifica le generazioni se c’è la carità di Cristo: c’è unificazione anche generazionale perché la carità di Cristo sa raccogliere in unità persone diverse.
Chi è strumento di questa Grazia? I genitori. E dove l’hanno presa? Dal sacramento del matrimonio. Chi li investiti di questo compito? Certo non lo stato, ma li ha investiti Gesù Cristo. Così come il sacerdote è ministro della penitenza e dell’Eucaristia, diventa lo strumento per cui la Grazia di Cristo passa attraverso questa mediazione, così nella vita famigliare i genitori sono strumento della Grazia che Cristo fa discendere nella vita matrimoniale o famigliare. Quindi è chiaro che la vita famigliare diventa il luogo dove si costruisce l’unità, che non è istintiva ma implica una grande attenzione e una grande intelligenza, implica la capacità di sapersi capire l’un l’altro. Questa attenzione e questa capacità viene data da Cristo in modo da rendere effettiva e operosa la carità all’interno della vita famigliare. Gli sposi hanno quindi un ministero, sono ministri della Grazia, dunque si capisce anche il significato di famiglia : il Signore costruisce una unità, noi siamo servi suoi – il termine famiglia deriva dal termine latino famulus che vuol dire servo, quindi familia è l’insieme del servizio – quindi da ministri di Cristo noi serviamo il suo disegno, noi siamo strumenti per realizzare il suo disegno, non il nostro e neanche quello dei bambini. Oggi infatti si corre il rischio di un puerocentrismo, cioè che tutto sia in funzione del bambino, che se per caso è unico con i suoi capricci determina tutto il movimento della vita famigliare. Le mamme non sanno resistere alle pressioni dei bambini, i mariti non sanno resistere alle pressioni delle mogli quindi chi guida la famiglia è il bambino, che dovrebbe invece essere quello che deve essere educato. Il bambino finisce per diventare il centro che invece dovrebbe essere Gesù Cristo.
Solo in seconda battuta la famiglia diventerà anche cellula sociale, in quanto è unita. In quanto è unita cioè in quanto è cellula della chiesa potrà svolgere anche e di riflesso una funzione sociale: tutta la problematica dello stato sociale non esisterebbe se le famiglie fossero unite, cioè se ognuno si tenesse in casa i propri genitori quando diventano anziani e ogni famiglia fosse a servizio degli altri la problematica sociale sarebbe risolta almeno all’80%. Il riflesso c’è anche sulla vita sociale ma a patto che la famiglia sia profondamente unita. A patto che questa operazione di unificazione dello Spirito Santo sia effettiva, a patto che in questa unità ci sia un vero servizio di Cristo.
Come fanno dunque i genitori ad ottenere questa Grazia? Il punto è delicatissimo: come si fa ad ottenere la Grazia di Dio? Dio fa Grazia agli umili e resiste ai superbi, come dice anche San Pietro: ”Umiliatevi sotto la potente mano di Dio, perché Dio fa Grazia agli umili e resiste ai superbi.” Cosa vuol dire essere umili? Vuol dire riconoscere che il Signore le cose le ha pensate molto meglio di noi. Riconoscere che di fronte al suo progetto il nostro non conta niente, è polvere. Quindi essere disposti a rinunciare al nostro progetto per adottare il suo; questa capacità di rinunciare al nostro progetto, al nostro punto di vista per adottare il suo è la sottomissione. E’ l’obbedienza della fede: Signore io non farei così, ma mi fido. Così è successo a Pietro che è stato portato al largo da Gesù dove non era riuscito a pescare niente, quando Gesù ha detto di gettare le reti Pietro, esperto pescatore, nonostante ciò le ha gettate per fiducia nella parola di Gesù, si è fidato di lui come quasi sempre nella sua vita, l’unica volta che non gli ha dato fiducia ha poi pianto amare lacrime. Pietro era molto sicuro del suo affetto e si oppone quando Gesù dice che verrà abbandonato da tutti : infatti anche Pietro lo rinnega per tre volte.
Essere umili vuol dire fidarsi che le cose funzionino quando si fa come Gesù dice, anche se questo contrasta con il pensiero corrente e anche col nostro pensiero. Che cosa dice dunque Gesù sul rapporto tra lo sposo, la sposa e i figli? Io dunque ora vi devo dire, per non tradirvi, come nei testi del nuovo testamento Pietro e Paolo ci dicono come si riceve la Grazia: in un sottomissione che però non traduce bene la parola d’origine. Trattandosi di una Grazia che discende dall’alto è più giusto dire subordinazione. Cioè é una Grazia che procede attraverso dei passaggi, cioè prevede una posizione subordinata nel senso che faccio quello che mi viene detto.
Come avviene la Grazia nella vita famigliare? Nel cap.5 della lettera agli Efesini Gesù parla del rapporto tra l’uomo e la donna in relazione al rapporto tra Cristo e la Chiesa ”Come Cristo ha amato la Chiesa cosi lo sposo ami la sposa” che è proprio come amare il proprio corpo, perché l’amore rivolto al proprio corpo ritorna a sé perché è come una mano che lava tutto il corpo traendone vantaggio dal momento che se tutto il corpo è pulito è meglio anche per la mano stessa.
Dunque c’è una sottomissione reciproca che vuol dire che c’è un ordine che passa, ci sono una serie di passaggi, che c’è una stessa parola che passa, che è la parola di Cristo, che deve essere la parola del padre, che deve essere la parola della sposa e che deve essere la parola dei figli. Quindi è la stessa parola che discende dal cielo e arriva al cuore della nuova generazione. Se uno vuole la Grazia di Cristo, deve imparare a fare come Cristo ha detto. Anche se oggi la società è diversa, noi siamo in un altro ambito: noi stiamo parlando di edificare il corpo di Cristo e di edificarlo con la Grazia specifica di quello che è il carisma del matrimonio, una grazia che il Signore dà alla vita famigliare perché la vita famigliare nel suo complesso possa ritrovare quell’armonia stabile e perenne fondata su Cristo, che è lo stesso ieri oggi e sempre.
Perché in quanto Cristo ti da la sua Grazia, tu sei garantito che quella non viene meno, tu quindi fondi questo rapporto non sulle caratteristiche dell’uno o dell’altro che possono cambiare. Questo è un punto da sottolineare rispetto alla vita matrimoniale, perché se per esempio uno dei coniugi va giù di testa e lascia l’altro coniuge, il matrimonio cioè il Sacramento non salta. Perché se è fondato su Cristo è un rapporto di fedeltà che rimane legato a Cristo che rimane fedele anche se l’altro fedele non è.
Perché il fondamento non è l’altro ma è Cristo e siccome l’amore di Cristo è stabile quell’amore è un amore che permane anche se l’altra parte non è fedele. Ciò è determinante perché Gesù non ha detto ”amatevi gli uni gli altri come gli altri” ma ”Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Quindi l’amore di Cristo è il fondamento che possiamo sempre avere per potere fondare una stabilità che non viene mai meno.
Tutto questo nasce da un insegnamento che viene dall’alto, che non cambia con le mode, i tempi e le culture. Le culture cambiano, l’insegnamento di Cristo rimane lo stesso.
Dio è fedele e se fondiamo i nostri rapporti sulle sue promesse siamo certi che dona sempre la sua Grazia; e a tutti insegna la mitezza e l’umiltà del cuore cioè il modo di ottenere la sua Grazia non con l’affermazione del proprio pensiero bensì con la sottomissione a lui, accettando di essere sottomessi, vivendo come davanti a Cristo.
In questo senso i genitori diventano gli strumenti della grazia famigliare se fondano il loro rapporto come Cristo comanda, in una reale sottomissione al suo progetto, non secondo le mentalità correnti ma in conformità al suo insegnamento anche quando questo costa sangue.
Questo vale anche per i figli. ”Figli, siate sottomessi ai vostri genitori” oggi non lo dice nessuno anzi, secondo una certa visione di tipo psicologico i genitori sono i colpevoli di tutti i mali dei figli. E quando uno ha qualche problema a scuola e viene portato dallo psicologo i genitori devono accendere non so quanti ceri alla Madonna perché la cosa vada a finire bene, perché viene detto loro che tutti i suoi guai dipendono dai genitori, dopodiché questi guardano ai genitori con occhio ancora più storto di prima.
Il problema è che anche per loro se vogliono la Grazia del Signore vale la sottomis-sione, perché Dio fa grazia agli umili e se uno si intestardisce nel suo punto di vista, potrà anche umanamente riuscire a fare il suo pensiero ma la grazia di Cristo non la vede.
Lo stesso modo vale anche per noi preti , Gesù dice ”Venite a me e imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete pace per le vostre anime.”
Questo vale anche per la vita famigliare: uno può essere strumento di grazia esattamente in quanto vive le cose a partire dall’insegnamento di Cristo. Possiamo obiettare dicendo ”è difficile”, ma se è difficile vuol dire che troverai più grazia.
In questo ha particolare importanza la figura femminile della madre. La madre è il primo orientamento positivo o negativo nei confronti dell’insegnamento del padre. L’autorità paterna non è fondata sul fatto che lo dice lui, ma l’autorità paterna deve essere fondata come servizio alla Verità.
L’autorità del padre non è un autorità autonoma; non può dire ”fa così perché lo dico io” e non può dire ”fa cosi perché in nostri padri hanno sempre fatto così”; il padre deve essere ministro della verità e quindi ministro dell’insegnamento di Cristo. I bambini cominceranno ad orientarsi positivamente all’insegnamento di Cristo nella famiglia, perché avranno la stessa parola da due bocche diverse.
Sapete benissimo che i bambini vogliono vedere se i genitori dicono la stessa cosa; lo chiedono prima a uno poi all’altro, perché la stessa parola dà certezza e sicurezza, se invece avvertono una parola contrapposta sono incerti . La sicurezza psicologica, la certezza interiore quindi la fiducia e l’apertura nasce dal fatto che c’è una parola detta e confermata, detta da uno e confermata dall’altro, la stessa parola su due bocche diverse. Qual è dunque il primo rapporto che un bambino ha? Istintivamente e immediatamente con la madre che l’ha portato in grembo 9 mesi. Il figlio troverà la parola che discende dall’alto nella chiesa ma il primo orientamento a questa parola, a questo insegnamento del Cristo, lo deve trovare nei genitori che sono ministri perché cominciano ad insegnare ai figli l’insegnamento del Cristo, con la funzione complementare, non uguale, di padre e di madre. Una madre, finche i figli sono piccoli, sarà determinante e riuscirà a far digerire ai figli ogni insegnamento suo e del padre, se è convinta che sia una cosa giusta, ma se è convinta che è una cosa sbagliata non c’è niente da fare. Esiste una parte fondamentale della madre che è quella di orientare positivamente ad accogliere bene l’insegnamento che viene dato, quasi creando un attesa positiva di una parola o di un insegnamento dato alla quale ella stessa si attiene.
Oggi questo è determinante e il 90% della vita famigliare salta per questo motivo. Se però il padre e la madre sono ministri di Cristo e vivono il rapporto con i figli e con tutte le membra della Chiesa come servizio di Cristo allora la famiglia diventa piccola chiesa e la chiesa è colonna e sostegno della verità; allora anche la vita familiare non può non diventare il luogo base iniziale dell’insegnamento della verità, un insegnamento che a volte passa col latte, con le cose dette, con le valutazioni, ma diventa il primo approccio all’insegnamento della verità; l’apertura o la chiusura all’insegnamento ecclesiale passa attraverso la vita famigliare, passa attraverso questo ministero dei genitori, che svolgono o non svolgono, che sono a servizio di Cristo o a servizio delle varie ideologie correnti, del successo o altre ideologie
Dipende a servizio di chi si è, cosa è che si ritiene importante, qual è l’insegnamento iniziale che si da loro, e se i genitori recuperano il rapporto con Cristo, allora si concepiscono come ministri di Cristo, come dice Paolo di sé: ”Ognuno ci consideri ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio”.
Il problema è di imparare a considerarsi ministri di Cristo e quindi ministri di un insegnamento di verità. La chiesa è colonna e fondamento della verità, se la famiglia è piccola chiesa diventa un piccolo sostegno una piccola colonna della verità, e i genitori diventano gli strumenti perché in quella casa e in quel luogo circoli la verità di Cristo e circoli una vera adorazione perché il Padre, come dice Gesù alla samaritana, cerca quelli che lo adorano in spirito e verità. Quella verità accolta, amata e custodita, quella verità trasmessa e insegnata nella vita famigliare fa della famiglia un vero centro perché quella parola è ciò che unifica nell’ubbidienza a Cristo e quel servizio fatto all’interno dei rapporti famigliari è ciò che unifica questi rapporti. A queste condizioni si stringe un rapporto strettissimo tra la famiglia e la chiesa. Quando la famiglia è così e quando i genitori vivono in questo modo il rapporto con Cristo e il rapporto con la chiesa, vivono così anche il rapporto con i figli.
Questo è possibile anche oggi, non è possibile relativamente al tipo di società che abbiamo, se seguiamo quella, ma dice san Paolo ”Non vogliate conformarvi alla mentalità di questo secolo”. Famiglia non è ogni convivenza, almeno secondo l’insegnamento di Cristo famiglia è una unità che parte dal rapporto naturale tra un uomo e una donna vissuto secondo l’insegnamento di Cristo e che, a partire dall’accoglimento dall’insegnamento di Cristo riceve una Grazia che discende dall’alto e che ha il potere di unificare persone diverse, teste diverse, cuori diversi col vincolo della carità
Il capitolo 5 della lettera agli Efesini, dove si parla del rapporto tra uomo e donna e figli, è successivo al capitolo 4 in cui si parla della Chiesa: cito qui la parte iniziale, perché ciò che san Paolo dice vale sia per la famiglia che per la chiesa, dal momento che la famiglia è una piccola chiesa. ”Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi e a camminare in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione. Un solo Signore, una sola fede, un solo Battesimo.Un solo Dio, padre di tutti, che al di sopra di tutti agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti”.
Gesù Cristo compie questa operazione, entrando nell’intimo dei cuori, dei credenti in lui, di quelli che si fidano delle sue parole, di quelli che non vogliono realizzare pro-getti propri ma si mettono a disposizione del suo, cioè del Padre; ad essi Gesù dona il suo Spirito che conduce all’unità tutti i componenti di una famiglia e chiede che i genito-ri, all’interno della famiglia, vivano veramente questo Sacramento nella consapevolezza che il Signore chiede di essere strumenti della Grazia, specifica della vita matrimoniale.
C’è una grazia specifica della vita matrimoniale, perché passa appunto attraverso tutti quei rapporti semplici e quotidiani, tali quali sono all’interno di una casa. In questo modo la famiglia diventa una piccola chiesa. Se non è così, a mio parere, ormai non di-venta niente, perché mentre una volta la famiglia poteva anche diventare in un certo senso una specie di realtà intermedia perché la società ne aveva bisogno, la società di oggi non ha bisogno della famiglia. Ha bisogno di persone singole, viziate e che spendano molto!
Quindi o noi ritroviamo il fondamento della famiglia nella Grazia di Cristo, stringendoci a lui a partire dall’Eucarestia e dalla domenica o siamo destinati a vivere a livello puramente naturale: ognuno sta insieme finché ha convenienza poi quando non ha più convenienza si muove, si gira da altre parti.
Non più quindi famiglia/scuola /società, ma famiglia/chiesa/ Gesù Cristo.
Nella prospettiva ecclesiale è Cristo il legame, ed è il suo insegnamento che fa della famiglia la prima cellula della vita ecclesiale. La visione è una visione positiva perché le fondamenta proposte sono fondamenta possibili, non bisogna essere scoraggiati.

 


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